Il busto di Falcone e i pregiudizi sullo Zen

Sono passati tre mesi da quando abbiamo annunciato la nascita di questo blog, ma da allora, per vari motivi, abbiamo sempre rinviato la stesura del primo articolo. Poi è arrivata la fine della scuola, gli esami, l’estate… ma ieri, all’improvviso, è successa una cosa. Abbiamo acceso la tv e, ancora una volta, abbiamo visto il nostro quartiere su tutti i telegiornali. Ma stavolta era diverso. Stavolta politici, ministri, persino il presidente Gentiloni, tutti hanno avuto da dire qualcosa. E siccome quello che abbiamo sentito e letto non ci è piaciuto affatto, abbiamo deciso che era il momento di dire la nostra.

Andiamoci con ordine. Succede che un gruppo di vandali si è introdotto nell’atrio della scuola Falcone, scaraventando per terra il busto del giudice Falcone esposto fuori dalla scuola e usandolo come ariete per sfondare il vetro dell’ingresso. Un gesto orribile. Un gesto che ci ferisce in particolar modo perché in questi ultimi tempi la figura di Falcone ci ha affascinato come mai prima d’ora.

Il mese scorso, infatti, abbiamo partecipato a Taobuk, il festival del libro di Taormina. Fra i vari libri in gara abbiamo scelto e votato proprio quello su Giovanni Falcone.

Perché?

Perché leggendo questo libro abbiamo scoperto un Giovanni Falcone che non conoscevamo. Una persona importante e coraggiosa, sì, ma non il solito eroe che ci è sempre stato raccontato a scuola. La cosa che più ci ha colpito è stato il racconto di una persona in tutto e per tutto simile a noi: un uomo coi suoi sogni, le sue speranze, le sue ambizioni, le sue debolezze. Non una divinità, ma un essere umano in carne ed ossa. Molti di noi, dopo aver letto questo libro, si sono fermati a riflettere su cosa fossero davvero il bene e il male, su come sia facile confonderli e su quanto spesso accada che il male venga spacciato per bene. Abbiamo compreso che la lotta alla mafia comincia da ognuno di noi, dalle sue scelte e dalla sua volontà di ribellarsi alla prepotenza e alla sopraffazione.

Questo è il vero insegnamento che un uomo come Falcone ha lasciato alle future generazioni. Un messaggio che noi ci sentiamo di raccogliere e di diffondere. Per questo motivo pensiamo che sfregiare il busto di Falcone sia un gesto talmente assurdo che chi lo ha fatto, sicuramente, non ha idea di chi sia davvero Giovanni Falcone e del perché il suo busto si trovi nell’atrio di una scuola che porta il suo nome.

Fatte queste precisazioni, vogliamo chiarire alcune cose che non ci sono proprio piaciute della descrizione che i media hanno dato di questo evento.

Non ci piace che ogni fatto come questo diventi un’occasione per raccontare uno Zen senza speranza, irrecuperabile, dominato dalla criminalità e dal malaffare. Questa descrizione dello Zen è perfetta per fare ottenere buoni ascolti ai telegiornali, ma è profondamente falsa.

Non ci piace che qualcuno parli di maggiore sicurezza, perché una scuola che ha bisogno di guardiani che la proteggano dai vandali è una scuola che dà un messaggio terribile: quello di aver perso in partenza la sua partita nel territorio che la ospita.

Non ci piace che un atto vandalico, l’ennesimo atto vandalico di un gruppo di vigliacchi, venga spacciato come una intimidazione mafiosa solo perché i vigliacchi, questa volta, invece di sfondare una porta a calci o tirandoci contro una sedia, hanno avuto la geniale trovata di utilizzare il busto di Falcone.

I fatti possono essere usati per fare “scruscio” oppure si possono analizzare per capirli fino in fondo. Ad esempio noi, discutendo, ci siamo chiesti per quale ragione si colpisca sempre la scuola. Perché, ad esempio, il campetto Andrea Parisi non viene mai vandalizzato? Semplice, perché tutti amano quello spazio. E perché, allora, qualcuno ha così poco rispetto per la scuola da arrivare a sfondare porte e finestre e distruggere armadi, banchi e sedie? Forse si dovrebbe lavorare per far comprendere a tutti che la scuola e i suoi spazi sono un patrimonio importante esattamente come tutti quegli spazi del nostro quartiere a cui siamo affezionati, a cominciare dal nostro padiglione o, appunto, dal campetto. Noi non abbiamo la soluzione in tasca, ma di una cosa siamo certi: fatti come questo dovrebbero far riflettere, proprio come abbiamo fatto noi, sulle cause che portano un gruppo di bulli a compiere un gesto così ignobile, perché limitarsi ad indignarsi e condannare non è mai servito a niente.

I picciotti dello Zen

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